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La politica è tutto fuorchè solitudine

ImmagineSono un patriota: è questo il sentimento, la ragione politica che ha caratterizzato da sempre la mia passione, la mia identità civile. Questa parola, patriota, può sembrare inopportuna in un periodo in cui l’individualizzazione e l’unicizzazione delle identità si mostrano nella loro massima espansione e virulenza. Può addirittura apparire stridente l’idea di patriottismo a chi ha coltivato il sogno di un mondo senza confini, internazionalista e universalista.

Eppure è da questa idea essenziale, romantica e talvolta goliardica, che ho tratto il maggiore convincimento per uno sforzo civile e politico. Intorno alla parola patriota ci siamo infine trovati e ritrovati con altri amici e compagni di viaggio, accumunati dalla consapevolezza della responsabilità insita nel nostro comune desiderio di essere cittadini attivi.

Walt Whitman, poeta dell’ “America Vigorosa”, capace di agitare le parole della poesia e di legare lo slancio della vita e della politica in una sola poetica, ha sempre catturato la nostra attenzione con un suo semplice e grande verso:

“the powerful play goes on, and you may contribute a verse”

La potente storia va avanti e tu puoi, se non addirittura devi, contribuire con un verso, con un sussulto, con un’azione vitale.

In questo contesto insiste il potente richiamo dell’azione politica, nella consapevolezza che la storia umana proseguirà e sarà sempre pronta, nel bene e nel male, a ricevere da ognuno parti diverse e potrà esistere solo nella sua interezza.
La politica è tutto, fuorché solitudine.

(continua su www.patrioti.org )

Con Matteo Renzi l’italia cambiaverso

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L’otto dicembre si tengono le primarie per votare il segretario del Partito Democratico.

Ho scelto di sostenere la candidatura di Matteo Renzi, ancora di più ho scelto di sostenere le idee, il percorso e la visione per il partito e l’Italia che vogliamo costruire insieme.

Un’Italia che merita un partito democratico in grado di cambiare, porre rimedio ai guai di anni trascorsi inutilmente privati di sogni e di futuro.

Ho scelto di sostenere Matteo Renzi per le cose che ha detto, le cose che ha fatto a Firenze e per la persona che è, che ho avuto modo di conoscere nella campagna per le primarie del 2012 ma ancora prima quando si aggirava per il comitato referendario del 2011 che mirava all’abrogazione della legge elettorale più brutta dalla legge truffa in poi.

In queste settimane molti mi hanno chiesto com’e’ Renzi, come sarà il suo partito.
Non rimarrete stupiti: in lui c’e’ la solidità di chi si mette in gioco e corre tutta la maratona, anche quando è stanco, anche quando quelli intorno perdono concentrazione. Vi meraviglierete invece di una cosa: delle qualità che Renzi riesce a mettersi intorno, della quantità di proposte, messaggi, intuizioni che arrivano e che lui riesce a filtrare e a valorizzare costruendo un mosaico straordinario. Un mosaico che ha il sapore del lavoro di un gruppo di individui e allo stesso tempo la coesione di un progetto comune grande come l’Italia.

Ecco, per questo sono emozionato di poter dire che l’otto dicembre a Roma nei municipi VIII e XI in quel mosaico troverete anche me, il mio nome e il mio impegno insieme a quello di una persona coraggiosa e appassionata come Cristiana Alicata.

Siamo lì desiderosi di dare il nostro tassello, quello della generazione che ha ancora da dimostrare tutto ma che finalmente si è decisa che questa è la volta buona. che questa volta si #cambiaverso.

Quello che la Siria chiede alla politica

ImmagineIn Siria in questo esatto momento qualcuno sta morendo. Questo è ciò che dovrebbe accompagnare ogni pensiero ed ogni parola che rivolgiamo al Medio Oriente, al regime di Assad, alla delicata situazione internazionale. La morte senza ragione, incomprensibile, crudele e invisibile come quella data dal gas sarin, l’impossibile definizione di armi e interessi che tranciano via la vita e le speranze di bambini, donne e uomini innocenti. Prima di parlare della Siria ancora una volta dovremmo mettere a fuoco questa immagine. Donne e uomini che vedono da due anni sfilare davanti i loro occhi una guerra civile, fratricida ed insopportabile.

 In Siria è necessario agire con forza e determinazione perché non ci sono e non ci saranno mai giustificazioni all’attendismo sbilenco di chi cerca di misurare la propria coscienza. In Siria e per la Siria l’Italia deve velocemente e radicalmente intervenire. Non possono esserci dubbi, su questo non possono esserci incertezze. Come questo debba essere fatto è materia che dovrebbe essere affrontata con l’autorevolezza di chi può ponderare le carte, di chi può osservare in filigrana come e dove si possa colpire per interrompere questa orrenda follia. L’Italia pare invece  trincerarsi dietro la richiesta di legittimità internazionale quando la più formidabile arma delle democrazie è pronta: la politica.

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Matteo non candidarti, il partito non è pronto

Pubblicato su Europa il 14 maggio 2013

eedbee2ed7eda77bb9ee1000e8917ff6La richiesta a Matteo Renzi è diventata un genere letterario di una certa popolarità, comunemente agitato da argomenti come: “necessità” e “urgenza”, due categorie che raramente portano a scelte “giuste”.

A queste ragioni, altrettanto frequentemente, si aggiunge la caratteristica che dovrebbe motivare la scelta di Renzi: la generosità. Parola che nel vocabolario politico del nostro partito generalmente è paragonabile ad “autolesionismo”.

Caro Matteo, non candidarti, non offrire una facile via di fuga al nostro, al tuo partito. Segui come sempre hai fatto la via più impervia, quella che realmente può cambiare le cose ed in questo caso il Partito democratico.

La candidatura di Renzi allo stato attuale non potrebbe che apparire come quella di una facile “foglia di fico” per nascondere sotto il tappeto i reali problemi, producendo due tipi conseguenze: da un lato, una ripolarizzazione dei gruppi interni, le vecchie anime del partito, che seppur danneggiate rimangono in molti luoghi tenutari del voto organizzato.

Dall’altro, un coacervo di finto unanimismo pronto a tutto pur di salvaguardare quel corpaccione di apparato che sempre più sembra guidato solo dall’istinto di sopravvivenza. Continua a leggere…

Con Prodi

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Romano, Romano, Romano. Il nome del nostro fondatore è stato ripetuto nella scorsa settimana, quella che iniziava il 15 di aprile e terminava con il collasso del nostro partito. Oggi, a valle di una frana senza precedenti, possiamo dirci salvi solo per il coraggio di Giorgio Napolitano di proteggere non un’area politica, o uno sbilenco accordicchio, ma una nazione, la nostra.

Tanto oggi bisogna amare l’Italia per non volere rovesciare tutti i tavoli, per non smettere di occuparsi di quello spazio ineludibile e condiviso che è la politica. Tanto dovremo ancora soffrire, perché se Napolitano ha salvato l’Italia non gli si può e non gli si deve chiedere di salvare l’anima, l’ethos, del centrosinistra. Nel gioco delle responsabilità sarebbe un compito appena sufficiente andare a cercare coloro che nella libertà del loro mandato parlamentare hanno votato in altro modo da quanto pubblicamente dichiarato nella mattina durante la riunione del gruppo parlamentare. La stessa che aveva fatto ricorso al nome di Romano prodi per superare l’empasse nel quale la ricerca goffa di un voto condiviso, basato sulla qualità individuale di Franco Marini e non di un progetto politico per l”Italia ci aveva portato.

Romano Prodi era l’ultima risorsa politica della seconda repubblica, la nostra migliore energia simbolo contemporaneamente dei limiti di questi vent’anni troppo sterili per regalarci una nuova classe dirigente eppure pieni e resi vitali dalla ricerca di sistemi istituzionali in grado di essere legittimati e partecipati. Quando negli anni ’90 quel gruppo che si costituiva intorno al Professore sognava primarie, impegno civile, larghe maggioranze e bipolarismo, non aveva forse già capito che negli anni a seguire la crisi dell’affluenza, l’individualizzazione della società, la crisi dei sindacati avrebbe richiesto un sistema politico all’altezza, semplificato, comprensibile e comunicabile? Non è forse chiaro a tutti oggi che la battaglia per portare il lavoro politico dal retroscena alla scena serviva a proteggere le energie e le forze democratiche al malessere ben rappresentato di Grillo. Continua a leggere…

PD, la forma è sostanza

rorschach11Un anno fa su qdR riflettevamo e ponevamo la questione della forma partito e della dimensione della struttura organizzativa del partito democratico che ci risultava al tempo essere cresciuta per ragioni poi spiegate da Antonio Misiani, tesoriere del Partito Democratico. Ponevamo una questione, dialetticamente, appoggiati alla semplice osservazione di un bilancio che per quanto pubblico e al tempo stesso opaco nelle sue voci ci consentiva una disanima delle dimensioni di spesa, spesa com’era al tempo non indifferente specie nelle voci relative al personale.

Un anno dopo il partito Democratico, il nostro partito, è nuovamente al centro di un dibattito legato a spese e a strutture, ovvia conseguenza di un dibattito intorno al tema del finanziamento pubblico alla politica che nonostante aleggi in Italia dal 1993 a seguito della vittoria referendaria non ha ancora trovato un’applicazione efficace che possa tenere insieme il sistema istituzionale ed il desiderio dei cittadini verso un sistema dei partiti meno statalizzato. Continua a leggere…

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