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Gli F35 non si toccano

14 gennaio 2012

Cacciabombardiere, licenziamento facile, liberalizzazioni, indennità parlamentare, i Maya, il 2012, la fine del mondo.

 

Parole, prese alla rinfusa, che vengono lanciate sull’opinione pubblica per suscitare una reazione, poco importa se scomposta, poco importa se irrazionale o irresponsabile. L’importante, si sa, è mandare avanti lo spettacolo del teatrino della politica, che con il governo tecnico ha perso quel vivido colore di avanspettacolo che il precedente esecutivo graziosamente ci aveva concesso. E così, con un po’ di metodo, rpviamo a tracciare un planisfero della miriade di iperboli lasciate cadere qua e là.

 

Scopriamo ogni giorno, tra una puntata e l’altra di essere governati da sette segrete e che esistono cacciabombardieri pensati per trasportare armi nucleari, armi nucleari. E’ dai tempi dei primi film di 007 che l’aggettivo nucleare non suscitava tutta questa immaginazione.

 

Alcuni si sono anche esibiti nell’affermare che la scelta di sviluppare una nuova serie di aeroplani per le forze armate sia un atto velleitario, una presa di coscienza che ha richiesto più di dieci anni (tanto indietro vanno le prime decisioni sulla partecipazione al programma di sviluppo del JSF).

 

Certo, esiste una crisi drammatica delle economie avanzate e non si può far altro che tagliare, cercare di razionalizzare le nostre spese nazionali; anche quelle della difesa, che per altro non sono scampate a nessun taglio lineare negli ultimi anni. Ma forse agli entusiasti abitanti di questa Italia immaginaria che non partecipa al mondo, all’impegno internazionale e che non ha bisogno di sicurezza, tanto non basta. Poco importa se stiamo mettendo in discussione la partecipazione italiana come partner rilevanti ad un progetto che avrà comunque conseguenze sui prossimi trent’anni, trent’anni nei quali conosceremo altre crisi, siano esse economiche che politiche. Anche in questo campo dobbiamo fare scelte che possano valere non per le prossime elezioni, o per la prossima legislatura, ma per le prossime generazioni. (continua a leggere su QDR)

 

Da → analisi

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