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Documento approvato dall’assemblea di Roma (corsivo mio)

15 dicembre 2008

Un PD aperto e radicato per tornare al governo di Roma

 

Sono trascorsi più di sei mesi dalla sconfitta elettorale e siamo già nel pieno di una nuova fase politica. Da un lato un Governo che con le proprie scelte tenta di consolidare un blocco di consenso, muovendosi a proprio agio in un paese disorientato con un’opinione pubblica sempre più desertificata che sembra immedesimarsi nei messaggi identitari che la destra le offre: la paura e il “decisionismo” come rifugio ad un ansia di certezze. Da un altro le crescenti mobilitazioni del mondo della scuola, dell’università e del lavoro contro le politiche del Governo Berlusconi, lo straordinario e rinnovato protagonismo di migliaia di giovani a difesa di un’idea di futuro, la grave crisi economica e sociale che attanaglia le famiglie, i lavoratori e le imprese.

 

Dobbiamo svelare la contraddizione che già emerge e che si disvelerà in modo crescente nei prossimi mesi e anni. Cioè l’idea di Italia che ci offre la destra. Un Paese sempre meno competitivo a scala internazionale e sempre più marginale. Un Paese con istituzioni deboli, uno spirito civico fortemente intaccato, in preda alle corporazioni ed un intollerabile immobilismo sociale. Un Paese con un tessuto sociale logorato che alimenta povertà, disuguaglianze e solitudine. Dobbiamo dimostrare che la paura non è la risposta. Ma non basta. Dobbiamo fare della proposta per un Italia nuova e giusta il cuore della battaglia politica e culturale del PD. Questa è la sfida per il nostro Partito. Il PD è nato con questa ambizione: ricostruire la speranza di un cambiamento centrata su di una nuova idea e una visione del Paese e rinsaldare la fiducia nella politica attraverso un partito nuovo, popolare e radicato nella società. Questo Partito Democratico è ora più che mai necessario.

 

In questi mesi talvolta abbiamo avvertito la distanza tra il Partito e un dibattito nazionale troppo autoreferenziale. Ora la ridefinizione all’interno del Partito delle sedi di confronto e discussione e la scelta di convocare dopo le elezioni europee, il congresso ci consegna un orizzonte certo. L’esito straordinario della manifestazione del 25 ottobre a Roma sta lì a testimoniarci un messaggio di fiducia e di una missione alla quale tutti insieme dobbiamo assolvere al meglio.

 

Abbiamo bisogno di una scossa anche a Roma. La sconfitta elettorale si è dimostrata ancor più drammatica e lacerante, nonché ancora più complessa nella sua lettura politica in considerazione della straordinaria vittoria in controtendenza registrata alla Provincia di Roma con Nicola Zingaretti. Abbiamo pagato lo scotto di una discussione sulle ragioni della sconfitta poco approfondita che non ci ha consentito di comprendere meglio, di metabolizzare ed infine di voltare pagina. Ora dobbiamo ripartire. Da un alto emerge con un’urgenza la necessità di definire un progetto e una linea di opposizione alla Giunta Alemanno da offrire alla città. Non ci sono scorciatoie o tatticismi. Dobbiamo affrontare in campo aperto la destra. Senza smarrire la nostra funzione riformista, va contrastata con determinazione l’iniziativa di una destra che offre alla città una guida incerta e ideologica, con una classe dirigente del tutto inadeguata a partire dal Sindaco Alemanno. Dall’altra dobbiamo rapidamente aprire il cantiere delle idee per Roma e trasformarlo rapidamente in un florido terreno di confronto e partecipazione con la città. L’esperienza al governo della città rappresenta uno straordinario patrimonio di relazioni vive. Dobbiamo rivendicarla tanto più dinanzi al dichiarato progetto della destra di smantellamento ideologico e di rimozione culturale degli anni di governo del centrosinistra.

 

Torniamo serenamente a riflettere su Roma: sulle sue ansie e inquietudini generate da crescenti fratture sociali ed economiche, sui problemi ingenerati dalle trasformazioni urbanistiche e sociali, sui processi di ristrutturazione industriale e produttiva della città. Si tratta di un lavoro ambizioso e coraggioso. Non tanto per la paura di sottacere limiti o responsabilità di taluni. Quanto per la sfida di far emergere con nettezza, anche attraverso una nuova cultura politica, un progetto che riunisca territori, corpi sociali, interessi attorno ad una nuova visione della città, un’idea politica. In altre parole la sfida di un elaborazione che rappresenti il perno di una vasta opera di alleanze politiche, sociali e culturali. Una nuova articolazione dell’opposizione in città deve saldarsi ancora più strettamente da un lato con l’iniziativa politica di Nicola Zingaretti alla Provincia di Roma e con l’azione di opposizione del gruppo comunale; dall’altro con l’azione di risanamento e rilancio della Regione Lazio ad opera di Piero Marrazzo e della sua maggioranza. Senza dimenticare gli undici municipi nei quali governiamo con il centrosinistra e gli otto nei quali siamo forza d’opposizione.

 

Farsi popolo attraverso un intelligente e rinnovato disegno di radicamento sociale del PD.

L’elezione di Roberto Morassut alla segreteria regionale del PD riconsegna al Partito una guida certa e autorevole. Il PD di Roma dispone delle energie e delle intelligenze per guidare una riscossa. Tali forze non vanno sterilizzare ma incanalate in una iniziativa politica quotidiana che dia nerbo e struttura al Partito in città.  Dobbiamo ricostruire sedi di discussione certe, restituire legittimità agli organi di direzione politica. Dobbiamo completare e rilanciare la struttura organizzativa del PD centrata sui circoli territoriali e aziendali, sostenendone finanziariamente la gestione e le attività, favorendone un sempre più diffuso coinvolgimento nel meccanismo di formazione delle decisioni del Partito: con l’allargamento dell’assemblea di Roma ai coordinatori di circolo e l’istituzionalizzazione dell’assemblea dei circoli e la costituzione di coordinamenti tematici, forum e incarichi di lavoro a partire dai temi su cui appare più urgente una ripresa dell’iniziativa politica del PD: dalla scuola all’università, dal sociale all’urbanistica; con l’istituzione entro febbraio dei coordinamenti municipali, come luoghi autonomi di direzione politica locale e di collegamento con il Coordinamento di Roma.

Non possiamo non tenere conto del dibattito in corso sia a livello nazionale che locale sui meccanismi di selezione delle classi dirigenti. Sebbene l’Assemblea Costituente Regionale sia la sede deputata ad assumere ogni decisione in merito, auspichiamo che la consultazione degli iscritti divenga l’orientamento prevalente per l’elezione dei coordinatori provinciali e così sia inserito nello Statuto regionale.

 

Il PD di Roma ha un bisogno vitale di dotarsi di un gruppo dirigente plurale, unito e solidale che unitamente a tutte le articolazioni del Partito, si faccia interprete di questa nuova fase politica. Un gruppo dirigente rinnovato ma autorevole che la città riconosca quale interlocutore. Il lavoro condotto in questi mesi dal gruppo dirigente di Roma va consolidato e rilanciato su basi nuove, e attorno al coordinatore Riccardo Milana bisognerà forgiare il nuovo gruppo dirigente del Partito di Roma che, dovrà accompagnare la fase di costruzione del PD nella nostra città e la guida dell’opposizione ad Alemanno, conducendo il Partito al suo primo congresso nazionale.

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