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Checksum

31 dicembre 2008

Che tradotto letteralmente significa somma di controllo. Quella di chiudere l’anno che finisce con una sorta di resoconto sembra essere un’abitudine molto diffusa nel mondo dei blog, ma ad essere onesti il registrare lo stato delle cose è una tendenza di tutti gli essere umani, almeno quelli dotati di anima pensante.

Il 2008 ha visto passare sotto i suoi ponti eventi che dovrebbero riempire migliaia di byte di scrittura e che inevitabilmente non troverebbero qui  il giusto spazio per essere ricordati. Ho scritto molto meno dal mio rientro estivo ed in parte questo è dovuto alla mia attività lavorativa che si è rivelata molto più intensa di come mi potessi aspettare e che continua non solo a darmi soddisfazioni ma a lasciare dentro di me pensieri, ragionamenti ed insegnamenti. Una gavetta, spero di poterla definire così, giusta ed avvincente.

E’ stato un anno doloroso per molti aspetti, la caduta del secondo governo Prodi primo segnale che la nostra classe dirigente deve chiarire a se stessa e a noi che ruolo intende avere nella storia del nostro paese perché l’assenza della proposta da fare al paese ed al partito è divenuta sensibile come una vertigine nei mesi che sono venuti. 

Gli errori della classe dirigente anche se con un costo doloroso sono serviti, almeno a me, a comprendere come oggi nel centrosinistra ci sia la necessità di un movimento di passione ed insieme di ingegno per poter disegnare su un foglio bianco quello che non vogliamo dimenticare al costo del conflitto.

Il reboot di un sistema politico è infatti impossibile, non sono carte messe in pila e l’analogia puo’ finire qui. Servono attori di passaggio che sacrifichino se stessi per rendere possibile l’autentica transizione tra un momento e l’altro, come sarebbero dovuti essere i nostri costituenti e come lo furono i costituenti che forgiarono la nostra costituzione repubblicana.

La vittoria di Barack Obama negli Stati Uniti è per gli Stati Uniti un momento straordinario che ci mostra una storia in movimento, spinta da individui e volontari. Ho seguito ed amato la corsa di quest’uomo ed è stato intorno al tema dell’audacia della speranza che ho ripreso a voler partecipare alla vita politica ma vederlo mostrato come un successo della nostra democrazia mi avvilisce e le ragioni sono talmente chiare che non meritano di essere discusse.

La mia sconfitta elettorale, grande maestra di politica, non mi ha piegato ed anzi mi ha mostrato le debolezze di alcuni aspetti del mio essere persona politica come il contatto diretto con le persone, la ricerca del consenso e tutte quelle barriere culturali che ognuno di noi porta dentro di se ma che devono essere oggetto di un lavoro personale se si vuole veramente essere uomini della Repubblica.

C’è molto da fare in questo 2009, il problema è che non sappiamo come farlo e non siamo obbligati a farlo ed il rischio di ripetere quest’affermazione tra 365 giorni è forte. 

Di affettività ed amicizie non ne scriverò qui ma cercherò di darne prova nel mio vivere.

A tutti voi dico solo 

Keep your eyes on the prize

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From → analisi

One Comment
  1. Danny Crane permalink

    …te l`ho detto e te lo ripeto, meglio il 1996, restiamo li`, che altrimenti tocca pure rimboccarsi le maniche…

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