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Il referendum, il paese ed io

25 aprile 2009

Questo giugno, probabilmente il 21, saremo chiamati a votare per un referendum parzialmente abrogativo dell’attuale legge elettorale che il suo estensore ha definito in una famosa intervista di Enrico Mentana a Matrix come “una porcata”.

Il referendum elettorale si sarebbe dovuto celebrare nella primavera del 2008 ma lo scioglimenti delle camere e l’indizione di nuove elezioni politica, come previsto dalla legge, l’aveva fatto scivolare di un anno.

Il referendum è composto da 3 quesiti come riassunto in questa tabella:

tre_quesiti2047_imgjpgIl primo ed il secondo quesito quindi spostano il premio di maggioranza alla lista elettorale più votata mentre il terzo elimina la possibilità di candidarsi in più regioni contemporaneamente.

Il premio di maggioranza quindi viene dato a quella lista che si è presentata alle elezioni che ottiene più voti su riparto nazionale per la camera e su riparto regionale per il senato. Questo schema, per quanto non curi il vulnus della liste bloccate, è propriamente bipolare incoraggia infatti le forze politiche a creare piattaforme plurali per ottenere la maggioranza per poi raggiunte le Camere organizzarsi in gruppi parlamentari.

Nella pratica questo significa che per avere possibilità di vincere gli attori politici che sostengono una piattaforma comune dovrebbero cercare una sintesi sia in termini di candidature che in termini di programma com’era stato praticato nella composizione delle candidature uninominali del mattarellum.

E’ anche vero che basterebbe una lista del 26 % per ottenere la maggioranza assoluta in parlamento ma questa è un ipotesi accademica che non tiene conto della spinta aggregativa di forza che questo sistema garantirebbe. Per questo motivo ne sostengo il valore bipolare in un momento in cui questo è messo in difficoltà da nostalgici del proporzionale che nella ricerca di una funzione di influenza decisiva dimenticano l’oggettiva difficoltà di portare a termine una legislatura.

Tra le critiche che sento più spesso ce ne sono due ricorrenti che cerco di sintetizzare e di dare una personale risposta:

1. L’aiuto a Berlusconi

vauro_berlusca_napoleone_2006Costruire una legge elettorale che premi una lista in un momento in cui nel paese esiste una forza, il PDL, che ha saputo accentrare i suoi consensi  nella misura del 42% secondo un sondaggio dell’istituto ISPO s.r.l. del 14/4/2009 significa garantire la vittoria a Berlusconi? Ritengo che anche in questo caso si parli per situazioni che non ci sono, per adynaton, che se sottoposti ad un nuovo quadro elettorale non necessariamente è replicabile la debacle assoluta di un intero polo.

Personalmente ritengo invece vero il contrario che è stata proprio l’idea dell’autosufficienza ad indebolire l’idea del centrosinistra che viveva, ammettiamolo, di un vigoroso dibattito interno costretto ad una mediazione continua che in democrazia è un valore.

2.Una migliore legge in parlamento

L’altro appunto è che in un buon passaggio parlamentare si potrebbe costruire una legge migliore. Questa affermazione è assolutamente vera, com’era vero che mezz’ora prima di Morire Lapalisse era vivo. Il parlamento gode certamente dell’iniziativa legislativa eppure è un fatto che dal giorno in cui la legge elettorale firmata da Calderoli è entrata in vigore non è stata toccata, anzi si potrebbe anche sostenere che l’unico motivo di dibattito sull’attuale legge elettorale sia nato proprio in funzione di questo referendum e che senza questa consultazione non solo rimarrebbe lì per sempre essendo in fondo di per se stessa “comoda”.

Il referendum è fissato, 821000 persone l’hanno chiesto con la loro firma e spetta a noi  rendere il cambiamento possibile.

Io sono felice di poter fare la mia parte nel comitato referendario nazionale e farò quanto potrò perchè il risultato sia raggiunto.

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