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Il binario.

21 ottobre 2009

binariQuindici anni

Il 25 ottobre gli elettori del Partito Democratico possono andare a votare per le elezioni primarie del Segretario del Partito Democratico, è la seconda volta in due anni e mentre ripercorro nella mia mente il tempo trascorso dal 14 ottobre 2007 ho la netta sensazione che siano successe più cose del previsto.

La dissoluzione del centrosinistra per mano di Bertinotti e Veltroni ha colpito con una violenza lacerante il castello di progetti e programmi che avevamo, nelle esperienze di ognuno, sedimentato in questi quindici anni.

Quindici anni iniziati con lo storico referendum che portava l’Italia da una legge elettorale proporzionale malata ad una nuova forma di elezione maggioritaria (il Mattarellum). Quindici anni che erano resi emblematici ed unici dall’apertura di quella prigione istituzionale che relegava la sinistra ad un ruolo di sola testimonianza e di irresponsabilità (un’analisi perfetta la trovate qui) nelle scelte di politica nazionale e portava i partiti di sinistra ad assumere la guida del paese già nel 1996.

Quindici anni che avremmo potuto forse festeggiare in altro modo se nell’autunno 2005 il Governo Berlusconi non avesse modificato la legge elettorale con la nuova legge Porcellum ed i due partiti maggiori, DS e Margherita, non avessero deciso di presentarsi separati.

Oggi il Governo Berlusconi gode della maggioranza parlamentare e benchè non abbia fornito risposte ne economiche, ne di governance dei problemi del paese, e stia attraversando una serie ininterrotta di scandali, il centrosinistra non riesce a costruire un’alternativa.

Alternativa

Le elezioni in Germania di ottobre ed il successo della Linke credo siano l’esempio di quanto male può fare non offrire un credibile progetto di vittoria al paese. I risultati di questa assenza di progetto sono visibili nel crollo del SPD (23,5%) e vanno guardati con attenzione perchè dei paralleli con il nostro PD sono visibili. In un sistema elettorale che premia le coalizioni i partiti che si presentano senza alleati e quindi ragionevolmente senza una concreta possibilità di vittoria non interessano alla maggior parte degli elettori.

Se oggi vogliamo costruire una proposta alternativa non possiamo prescindere da un progetto di alleanze e mediazioni culturali che sappia portare intorno ad un tavolo le migliori forze progressiste del paese, ad oggi (21-10-09) non c’e’ un progetto riconoscibile nel centrosinistra e conseguentemente non esiste l’alternativa.

La stazione

Quando avevo 12 anni esistevano dei libri chiamati librigame nei quali le scelte più significative per l’evolversi della trama erano affidate alla decisione del lettore, come se questo tra un paragrafo e l’altro potesse far scattare dei binari immaginari per decidere quale porta far imboccare all’eroe. Il 25 ottobre potrebbe essere questo, il momento in cui nella stazione in mezzo al nulla nella quale ci troviamo potremmo far scattare un ingranaggio che rimetta, finalmente, in moto tutte le ruote della nostra passione politica. Quale sarà quindi la leva da tirare?

Molti rintengono che questa leva sarà incarnata dal candidato eletto, sia esso Bersani sia Franceschini o Marino.

Su questo io la mia scelta l’ho fatta, ascoltati gli interventi alla convenzione nazionale e discusso insieme alle persone con cui condivido il mio impegno politico. Questa domenica voterò Franceschini, è un voto che darò alle parole che ha detto proprio sulle alleanze e sulle primarie anche se il segretario di transizione è stato un protagonista negli ulti due anni di molti di quei passaggi che ho rifiutato. Al voto a Franceschini l’alternativa, l’unica mi sembra, è quella di provare a riprendere un partito forte, classico, e proporlo in un sistema di istituzioni deboli incardinandolo probabilmente con un’alleanza al centro.

Voto Franceschini e la sovranità degli elettori nella vita del partito. Voto Franceschini e un quadro di alleanze che recuperi tutta la sinistra con cui possiamo costruire un progetto di governo. Per me questo è sufficiente e sono elementi che non sono in grado di ritrovare in nessuno dei due altri candidati.

La leva più importante, però, sarà la partecipazione dei cittadini alle primarie e la capacità dell’assemblea eletta di diventare l’autentica struttura del Partito Democratico e non solo un parcheggio di nomi a servizio di un ceto politico esausto.

Questo abbiamo a nostra disposizione, queste sono le armi che abbiamo e che dobbiamo usare responsabilmente cercando nel confronto non di colpire solo le debolezze dei nostri concorrenti ma piuttosto saper  riconoscere le proprie e ricordare in ogni scontro che se siamo arrivati a costruire un Partito che si incaricasse di mediare le nostre storie l’abbiamo fatto perchè da soli, vittime delle nostre identità, non ci era nemmeno più possibile immaginare di poter essere noi il progresso dell’Italia.

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From → analisi

One Comment
  1. Lupo Grigio permalink

    Proprio citando te motivo la mia scelta di NON votare alle primarie.

    “La leva più importante, però, sarà la partecipazione dei cittadini alle primarie e la capacità dell’assemblea eletta di diventare l’autentica struttura del Partito Democratico e non solo un parcheggio di nomi a servizio di un ceto politico esausto.”

    Nella mia assoluta convinzione che l’assemblea eletta – più del segretario eletto – non sarà in grado di divenire quello che auspichi, bensì quello che temi, risede la mia motivazione più radicale al rifiuto dell’attuale PD.
    Provenendo dalla mia storia di partito, da quand’era ancora PCI, ho toccato troppe volte con mano le cattive abitudini alla genesi che porta all’espressione dei nomi, quelli che formeranno l’assemblea di partito. A quelle ‘sponsorizzazioni’ di un candidato da parte del vertice o di un vertice leggermente superiore al candidato stesso. La carriera dei ‘delfini’. E ancora più spesso ho visto in atto la dinamica del – sempre citandoti – “colpire solo le debolezze dei nostri concorrenti”, che si traducevano nel “non voto ciò che esprime quel che penso, ma ciò che evita che vinca ciò che io non penso”. Così è morta la nostra identità. Così la nostra capacità di sognare, di ciò che ci rendeva “possibile immaginare di poter essere noi il progresso dell’Italia”.
    Sono stato bombardato di email e sms dei candidati di una parte. Solo una. E con questo non dico che le altre siano meritorie, ma che mi pare alquanto strano che una sola gestisca i database delle precedenti primarie. E questo già puzza d’andato a male.
    Ecco perché penso che se il 25 NON andrà a votare il popolo democratico, ed il PD vedrà con terrore assottigliarsi le fila dei propri sostenitori, allora, FORSE, arriverà quella scossa necessaria a far rimettere la politica progressista con i piedi per terra. E vedremo i vertici rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare, smettendo finalmente di teorizzare e basta.

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