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Parentesi 2009-2010

5 gennaio 2010

In questi giorni sono stato invitato da alcuni amici a trarre le somme e a cercare di formulare un’analisi del quadro politico che ci lasciamo alle spalle e di quello che abbiamo di fronte a noi. In una sorta di parentesi cerco di rimettere in fila i ragionamenti condivisi in questi giorni.

Nel 2008 con la scomparsa dalle Camere dei partiti della sinistra radicale, o di quei partiti che vi si collocavano all’interno (I verdi), sono svaniti dalla rappresentanza parlamentare nel loro complesso quasi il 4% per cento degli elettori italiani e ragionevolmente anche una parte di coloro che pur non avendo votato vi si sarebbero riconosciuti. Questo spazio di rappresentanza non è stato colmato da soggetti politici o partiti, sovrapponibili per cultura o per agenda politica.

L’importanza di questo fatto così come le conseguenze sul sistema politico sono state non immediatamente visibili, anzi accolte da molti e talvolta dagli stessi sostenitori di quei partiti come un passaggio doloroso ma necessario per riformare l’area di sinistra della politica italiana. Tuttavia durante il 2009 l’assenza di questi attori politici e di un progetto articolato per la costruzione di un’alternativa di governo ha comportato ulteriori scissioni a sinistra, in se superflue, e ancora più grave una destabilizzazione di tutto il centrosinistra danneggiando forse in modo irreversibile l’avanzamento di un sistema bipolare moderno e leale verso il quale, a partire dal 1996, stavamo andando.

Senza interlocutori della sinistra di governo è venuta a mancare una presenza che fosse in grado di rappresentare e di mediare la coscienza civile radicale dei loro elettori e conseguentemente si sono indeboliti i soggetti politici, e con loro le linee, che sostenevano il bipolarismo e l’importanza di terminare il processo di modernizzazione del quadro politico.

Questo ha creato, a mio avviso, una confusione visibile fuori dai luoghi istituzionali, dove i messaggi sindacali sono tornati estremamente visibili ma troppo spesso contorti e sfumati ingabbiabili, da parte dei poteri forti, in una propaganda individualista dove la difesa dei diritti di alcune delle categorie diviene un danno ai singoli cittadini. E’ sufficiente prestare attenzione al numero di scioperi e proteste di quest’anno e al ricordo che conserviamo delle domande di cui erano mezzo per verificare quanto poco sappiamo o istintivamente giudichiamo.

La mozione di Pierluigi Bersani, la mozione che ha vinto il congresso e le primarie, è stata troppo spesso sovrapposta all’idea che il suo Partito Democratico potesse svolgere il ruolo venuto meno delle sinistre e quindi potesse ritrovare l’identità di quei partiti che avevano vinto contro il centrodestra in tante occasioni dal 1996 ad oggi (politiche, regionali e amministrative) quando, a dirlo con franchezza, la linea di Bersani aveva al suo interno una forte spinta moderata e di ristrutturazione. Alleanze mediane (UDC), tentativo di ristrutturare la forma partito con una forte spinta su una dirigenza legittimata dagli iscritti insieme ad una identificazione delle issues fortemente centrale e ad una costruzione della strategia per realizzarle estremamente partitica.

In questa progressiva assenza di punti di riferimento e di espressione la società degrada la sua espressione politica pur di sentire il suono della propria voce. Pensate al V day e a quanto poco ne è seguito nel quadro generale. Un grido che non era fatto per essere capito ma vissuto.

La fine del 2009 ci ha portato in piazza, anche se con poco entusiasmo, costretti ad indossare un colore viola la cui principale caratteristica era quella di essere rimasto inutilizzato nella tavolozza partitica. Le parole d’ordine ancora una volta erano di sfogo e di richieste irrealizzabili se non per il senso di antimafia, che ad onor del vero è tornato ad essere un traguardo ideale caricato da simboli ancora raccontabili e percorribili.

In questi primi giorni del 2010 e con la scadenza delle elezioni regionali è visibile, forse troppo visibile, il punto a cui questi elementi (e altri) ci hanno portato.

L’assenza di un progetto progressista per il paese, una visione alternativa di come vivere insieme nella società, che sia la cura non solo alla crisi economica ma alla crisi della paura, paura che potrà solo condurci indistintamente sempre di più verso un paese triste fatto da persone sole e incattivite dalla vita.

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From → analisi

One Comment
  1. Lupo Grigio permalink

    …adesso posso dirlo, io ‘namo?
    Non scrivi più?
    ^^

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