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Riforma del lavoro, perchè noi due siamo d’accordo

28 marzo 2012

(firmato insieme a Paolo Rampi)

Non possiamo permetterci il presente, ed il futuro è stato già sufficientemente ipotecato. Il rischio di non partire da questa presa di coscienza è quello di credere di poter vivere in un mondo dove si possa fare a meno del mercato, di poter ergere un muro intorno all’Italia nella speranza che la globalizzazione cambi, come per magia, appena poggiato qualche pamphlet di Latouche.

Non è così, non potrà che non essere così.

Non avendo saputo e potuto costruire un mercato del lavoro in Italia che fosse in grado di affrontare la globalizzazione e la conseguentemente prevedibile crisi economica che era ampiamente prevedibile dobbiamo partire dal riconoscimento di una sconfitta della politica. Se nel 1996 e nel 2001 proprio nei nostri programmi parlavamo già di questi interventi e non li abbiamo realizzati per non pagarne in termini di consenso già è sufficiente qui trovare i nostri fallimenti. E’ da qui che dobbiamo partire. (continua a leggere su Gazebos)

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From → analisi, Gazebos

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