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Per il partito della Repubblica

8 agosto 2014

59866639_fosbury-2x9u8pr2yx7t8jvuvwmhvuRichard “Dick” Fosbusry nel 1968 cambiò radicalmente la tecnica del salto in alto. Chiamarono in suo onore ”stile Fosbury” questa incredibile rotazione del corpo, quel salto all’indietro, che consentiva all’atleta di polverizzare ogni record precedente. Il suo salto all’indietro fece impazzire l’associazione dei genitori d’America che si preoccuparono subito dei rischi provenienti dall’imitazione dei loro figli invogliati a compiere acrobazie domestiche.

Fosbury quel giorno indossò scarpe di colore diverso, una leggenda metropolitana teorizzò che si trattasse di unescamotage per distrarre i giudici e il pubblico dall’immagine complessiva di un gesto che, seppur non vietato esplicitamente dal regolamento, poteva essere visto come non consono. Questo è un aneddoto sportivo caro alla nostra stagione politica, Matteo Renzi lo utilizzò la prima volta durante la “leopoldina” degli amministratori nel giugno 2012 a Firenze. In questo aneddoto c’è tanto di quello che è successo e di quello che si sognava potesse succedere, mutamenti di paradigma, variazioni di stile e innovazione nell’agire. Perché, si diceva, si può innovare qualcosa di apparentemente non migliorabile come “saltare”.

Abbiamo discusso di quell’aneddoto in ogni sua parte apparentemente saliente e nuova eppure oggi sembra che abbiamo lasciato in disparte ciò che è più importante: l’altezza dell’asticella. Oltre l’innovazione, oltre le scarpe e oltre le organizzazioni dei genitori, (gufi ante litteram), c’è un dato, c’è una verticalità di quella giornata sportiva e c’è un risultato al quale ambire e da superare.

Per i partiti e per il Partito Democratico, questa altezza da definire e superare è la qualità della nostra Repubblica, la qualità del nostro sistema democratico, così abbiamo imparato a definire come tratto al pari del PIL e come uno dei presupposti per il benessere di uno Stato.

Il Partito Democratico di Matteo Renzi, rappresentato da Matteo Renzi, nel Giugno di quest’anno ha superato il 40% dei consensi di chi votando ha polverizzato, come fece Fosbury, tutti i record del partito. Questo Governo ha impostato una serie di provvedimenti economici che speriamo di poter misurare con lo stesso entusiasmo, ed il partito Democratico oggi è certamente un partito più forte, più rappresentativo e adatto a diventare quel soggetto nuovo, istituzionale e riformatore che sognavamo di costruire. E’ il momento di fissare una nuova asticella.

Abbiamo misurato l’avanzamento della nostra democrazia con le elezioni primarie in Italia, perché il sistema dei partiti non consentiva una efficace e corretta gestione delle candidature alle cariche monocratiche. L’abbiamo fatto con la forza di tanti cittadini che si sono spesi in prima persona per far funzionare una macchina gargantuesca e per consentire alla democrazia di tornare ad essere una cosa pubblica, di tutti. L’abbiamo fatto introducendo regole certe e, tramite queste, avvicinando coloro che pur non avendo fiducia nei partiti credevano di poter dare un contributo all’Italia. Ci siamo sempre battuti perché contasse l’opinione degli elettori e non la mera forza organizzativa dei candidati e così abbiamo contrapposto i cittadini all’apparato. Abbiamo messo le basi perché il Partito Democratico diventasse il Partito della Repubblica.

Non un partito della Nazione, definizione che riguarda la rappresentatività territoriale, ma un partito come istituzione che concorre al miglioramento dell’Italia, aperto a tutti i cittadini che si riconoscano in quelle proposte di cambiamento. Un partito forte nel suo stesso nome di quell’ispirazione democratica che spinse i padri costituenti nello scrivere la carta che per tanti anni è stata la Costituzione più bella del mondo e che spinge noi oggi a scendere dalle spalle dei giganti per mettere in discussione la grandezza dei nostri obiettivi.

Su queste solide basi, che non devono essere messe in discussione, si alza la nostra asticella che deve affrontare la molecolarizzazione della società, la solitudine delle persone, ancora più radicale e profonda dell’individualismo che sta caratterizzando il nostro presente, nonché la fine delle ideologie che pur dandoci maggiore libertà, ci ha caricato della responsabilità di chiedere di più a noi stessi come persone e come cittadini. Sarà necessario quindi domandarsi, in questa nuova stagione: a cosa ci serve oggi un partito? Qual è la sua funzione più utile al di là della sua immediata capacità di incoraggiare il consenso durante le competizioni?

Un Partito della Repubblica quindi non può che essere un partito esemplare, non è casuale che l’attitudine di Renzi sia un esempio. Lo vediamo con maggiore chiarezza nelle scelte del suo gruppo dirigente, caratterizzato da qualità che si mettono alla prova, che verranno giudicate come opere prime e non come conferme.

Questo esempio deve essere seguito e deve poter essere seguito. Il nostro Partito Democratico deve quindi creare e rafforzare tutte le condizioni che consentirono a Matteo Renzi di saltare e vincere, una democrazia competitiva, a viso aperto, fatta non di apparato ma di scelte libere. Allargando conseguentemente le condizioni di una sfida uninominale anche per i parlamentari, confermando la propria predilezione per i collegi e non per le preferenze. Radicando sempre di più e con meccanismi sempre più equilibrati, lo strumento delle primarie aperte e competitive. Affermando così di essere il partito dei cittadini e non dell’apparato, della ditta, come inevitabilmente e rischiosamente rischierebbe di essere un PD delle preferenze.

In questo sollevarsi di asticelle, in questi orizzonti ambiziosi, il nostro partito deve lavorare allora a migliorare la qualità della democrazia italiana, ovvero quella verticalità che cerchiamo, facendo come fecero gli altri atleti dopo il primo salto di Fosbury, imitandolo certo, ma più di tutto superandolo.

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