Vai al contenuto

Non sparate sugli staff

Immagine

Pubblicato su Europa, il 19 giugno 2012

E di improvviso l’orrore per la carriera politica degli staff, un po’ perché è una frase che sembra avere un suono adatto in questi giorni funesti antisistema un po’ perché Retequattro ha interrotto da troppo tempo le repliche di West wing che avevano portato con la maestria di Aaron Sorkin le qualità e le specialità che agiscono intorno agli attori politici alla giusta ribalta.
Questa è una difesa della categoria, lo scrive uno che di uno staff fa parte, che ci perde il sonno e che, diciamolo con franchezza, ci si diverte. La vulgata che l’attività di collaborazione con i parlamentari o con chi ricopre cariche istituzionali debba essere considerata squalificante è semplicemente sbagliata e fare finta di niente non solo non aiuta chi questo lavoro lo fa con passione ma contribuisce all’idea di una classe politica appiccicaticcia e tutta uguale.
A dare conforto a tutti noi forse è utile ricordare chi ha lavorato in questi incarichi. Possiamo per esempio citare uno di quelli di cui si parla spesso di recente, quel François Hollande che il 6 maggio è diventato presidente della repubblica francese che nei primi anni ’80 lavorava nello staff di Max Gallo, l’allora portavoce di Mitterand. Leggi tutto…

Annunci

Con gli occhi in Grecia

Immagine

Scritto insieme a Paolo Rampi

Della Grecia possiamo parlare con cinismo ricordando gli errori, i benifici goduti con poco riguardo e la condotta del loro welfare sociale solo fino a che non la vediamo oggi con i nostri occhi. La Grecia dell’Unione Europea era un’altra cosa, superata la dracme alimentata da forti flussi turistici interni ed esterni, in competizione per ospitare le olimpiadi, crocevia del mediterraneo quanto noi o forse anche più di noi. Attraversare la Grecia oggi non fa lo stesso effetto, parlare con i greci non ci trasmette altro che un nuovo senso di straniamento rispetto ad un mondo cambiato in poco più di dieci anni.

La Grecia che oggi svuota i centri urbani fino a pochi mesi fa simbolo della maturità economica a favore dei piccoli centri e delle campagne assomiglia ad una corsa contro il tempo, si cerca una posto dove poter vivere con quello che si ha, che oggi è meno della metà di quello che si possedeva. Il potere d’acquisto di uno stipendio di un dipendente del settore terziario si ridotto ad un terzo. Se a quella parte di paese che si è arricchita nonostante e la crisi cambia poco per la stragrande maggioranza dei greci lo stravolgimento ha cambiato la vita. In Italia, nonostante la tensione e la strisciante paura sulla stabilità delle banche ci sembra immaginare la scomparsa dei farmaci dagli ospedali non è nemmeno un’ipotesi. Parliamo di quei farmaci salva vita ma costosissimi (gli anti tumorali) una volta coperti al 90% dallo Stato Greco, oggi introvabili. (continua a leggerlo su Gazebos)

Ireland Compact

Il 31 maggio in Irlanda si è celebrato un referendum costituzionale per permettere al governo di ratificare il fiscal compact come richiesto dalla comunità europea. Referendum che è passato in larga parte sotto silenzio nei media italiani.

Tale misura è stata preventivamente sottoposta, unico caso in Europa, alla conferma popolare per evitare successivi “intoppi” di legittimità da parte del governo politico irlandese ad intervenire su un trattato che di fatto modifica la costituzione.

L’affluenza è stata di poco più del 50% in un sistema referendario che non contempla il quorum dove quindi non c’e’ nessuna campagna significativa per il non voto. Alla fine il 60% dei partecipanti hanno confermato l’intenzione del governo di procedere alla ratifica, di fatto nel calcolo sempre un po’ difficile da valutare solo il 30% dei cittadini irlandesi aventi diritto si sono espressi a favore di una modifica radicale di quella che sarà la politica economia dei prossimi anni.

L’Irlanda ha subito prima di altri una pericolosa recessione dovuta ad un sistema bancario opportunistico, con dinamiche paragonabili a quelle delle banche statunitensi in materia di mutui e investimenti contando sul perdurare di una favore bolla economia che attraverso un sistema fiscale favore alle imprese come pochi ce ne sono in Europa ha garantito una crescita costante ed un impiego diffuso. Non deve sfuggire che negli ultimi 10 anni sono state molte le realtà industriali avanzate (Apple per fare un esempio su tutti) ad aver scelto l’Irlanda come collocazione della propria struttura principale in Europa. (continua a leggere su Gazebos)

Una democrazia da leoni – verso la maturità della Repubblica?

La cosa più difficile per un surfista è capire quando è travolto dalle onde e senza fiato come può raggiungere la superficie.  Nello sconvolgimento della risacca, in quel capovolgimento traumatico dato dall’infragersi dell’onda si rischia di perdere con quasi matematica certezza l’orientamento tra il sotto e il sopra, tra la salvezza e la fine. Big wednesday è un bel film non particolarmente acclamato dalla critica nell’anno della sua uscita, 1978, racconta la crescita di 3 surfisti osservandoli diventare uomini tra una grande mareggiata e l’altra, tra un rito di passaggio e l’altro. Le mareggiate ci sono ancora, e un mercoledì da leoni (cosi nella dizione italiana) ha raggiunto una sua fama forse di nicchia ma sufficiente a far si che ripensando al tempo trascorso dalla prima grande mareggiata dello spread autunnale (ottobre 2011) alla seconda grande mareggiata delle amministrative (aprile maggio 2012) si possano trarre degli insegnamenti dai tre ragazzi californiani e dalla loro passione nel cavalcare le onde. (continua a leggere su Gazebos)

Four more years?

Four more years?

La corsa alle presidenziali 2012 per gli Stati Uniti d’America saranno sul filo del rasoio? Esistono fondati dubbi sulle possibilità di Barack Obama di poter utilizzare l’airforce one altri 4 anni? Possiamo concretamente temere che l’orto casalingo posto alle spalle della White House venga presto sostituito da un piccolo e pratico pozzo petrolifero? Perché nella rete degli appassionati stelle e strisce, tra gli appartenenti a quel vasto gruppo che almeno un application form come stagisti alla Casa Bianca l’avrebbero compilato serpeggia il dubbio che la sfida elettorale tra Barack Obama e Mitt Romney non sia così scontata?

La statistica è un forte alleato per il primo POTUS afroamericano. Si contano su sole 3 dita i presidenti statunitensi che non sono stati confermati per un secondo mandato dagli elettori dal secondodopo guerra (Bush padre, Carter, Ford per gli appassionati). La statistica tuttavia non va a votare e non ci basta come certezza.

La situazione negli Stati Uniti non è rosea, lì è partita la grande crisi dell’economia. E’ infatti guardando l’ America che abbiamo assistito al fallimento di una delle più grandi e potenti banche della storia. Guardando gli Stati Uniti ci siamo resi conto che esisteva la necessità di “salvare” le banche, contro ogni cultura del libero mercato. Lì, prima che altrove, abbiamo misurato la stanchezza di quella finanza muscolare che aveva retto l’arretramento dell’economia reale e abbiamo sentito la deflagrazione della bolla del mercato immobiliare con tutte le sue nefaste conseguenze. (continua a leggere su qdR)

Dal 25 aprile al futuro

Oggi è il 25 aprile, è il giorno della liberazione. E’ l’anniversario della liberazione Italiana dall’occupazione nazifascista, la celebrazione di quell’Italia nuova che sarebbe stata costruita in pochi anni dopo il 1945, di quell’Italia repubblicana che sarebbe stata legittimata da un referendum popolare. Il 25 è la festa della resistenza italiana che ha sa

puto rappresentare tra noi Italiani e al Mondo che si può offuscare l’istinto per la libertà e l’amore per la giustizia ma che non lo si può spegnere nel cuore degli uomini.

Ricordiamo doverosamente e con affetto il sacrificio di tutti coloro che offrirono tutto ciò che avevano per la liberazione ed ancora di più a coloro che persero tutto, compresa la vita, per restituire all’Italia la propria libertà. Altri più autorevoli di noi nel tempo hanno saputo descrivere la lotta partigiana, le difficoltà di una patria spezzata in due e lo sforzo comune nel ricostruirla e a loro vogliamo unirci in questo momento di ricordo.

Insieme ai sacrifici vogliamo ricordare e proteggere nel nostro piccolo questo simbolo di unità nazionale e farlo nostro difendendolo dall’accumularsi degli anni sulle pagine dei libri di storia. La resistenza non era solo, a nostro modo di vedere, una difesa di ciò che era stato perduto ma uno slancio teso a rompere schemi ingiusti, a cambiare la realtà delle cose a riportare nelle vite di ognuno la libertà di poter costruire e realizzare i sogni di ogni Italiano libero, di un’Italia libera. Di tutto ciò che ne è seguito abbiamo ancora memoria, abbiamo documenti, prove e racconti che sono ancora portati dalla voce e dai ricordi di chi ha conosciuto quelle montagne. A loro e a noi vorremmo chiedere di r
Perché in tanti, forse troppi, momenti in questi anni quello spirito coraggioso nel guardare il futuro dell’Italia ci è sembrato perso, sfumato, perché per troppe volte la Resistenza è sembrata una festa in nome di ciò che è stato e di ciò che è intoccabile come se coloro che avessero liberato l’Italia ci avessero consegnato il paese com’era prima invece che aprirlo ad un radicale cambiamento. Non dobbiamo mai dimenticare che il cammino intrapreso il 25 aprile del 1945 non deve conoscere fine, e deve sempre continuare a guardare avanti a costruire, a migliorare, a mettere in discussione anche le nostre certezze.icordarci ancora quanto quella lotta abbia potuto cambiare l’ordine delle cose, quanto abbia saputo riaccendere le speranze non per una ma per tutte le generazioni che sono seguite.

 

La leggerezza di Matteo

Immagine

Stilnovo è un libro leggero. La sua leggerezza non è un difetto, è piuttosto la sua maggiore forza. La leggerezza non per caso ha avuto un meraviglioso alfiere come Italo Calvino che nelle sue lezioni americane l’ha saputa difendere.

cercherò di spiegare – a me stesso e a voi – perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; […] Oggi ogni ramo della scienza sembra ci voglia dimostrare che il mondo si regge su entità sottilissime: come i messaggi del DNA, gli impulsi dei neuroni, i quarks, i neutrini vaganti nello spazio dall’inizio dei tempi“

Il dibattito tra peso/leggerezza in politica non si è mai concluso ma ha trovato negli ultimi anni appassionati del peso come Bersani o coloro che hanno immaginato nella strutturazione della Lega nord l’antidoto all’antipolitica (questi ultimi smentiti dalla cronaca). La leggerezza calviniana in Politica ha pochi esempi perchè non è paragonabile ne’ alla liquidità rappresentata da Veltroni ne’  alla liquidità più propriamente stigmatizzata da Bauman. Renzi con Stilnovo nel suo soliloquio con il lettore/elettore si appropria di questa leggerezza e la utilizza con grande naturalezza, coglie volutamente (o istintivamente) questo spirito del tempo nell’affrontare una storia aneddotica di Firenze e dei Fiorentini con la passione innegabile non solo del cittadino affezionato alla sua gente ma più propriamente come Sindaco, la persona che legittimamente regge il gonfalone di quella città, di quella comunità e di quella storia.

La storia di Firenze diviene quindi occasione di spunto per un andirivieni di suggestioni che viaggiano dal passato storico alla contemporaneità del narratore/sindaco. Oscilliamo tra Amerigo Vespucci e la fuga dei cervelli italiani di questo millennio, Machiavelli riflesso nel governo tecnico di Mario Monti, Dante capace di parlare in 140 caratteri, Michelangelo in grado di gabbare la burocrazia tiranneggiante. In più di un passaggio è come sovrapporre tanti ritratti di Firenze in carta velina e poterne apprezzare i mutamenti, talvolta azzardati e per questo degni di essere raccontati. C’e’ il Vasari che salva da se stesso l’opera più importante di Leonardo da Vinci e c’e” un”amministrazione, quella di Renzi, che vuole riportare alla luce quel salvataggio nonostante i conservatori. Nella sua scrittura colloquiale, facile da approcciare ed immediata c’è spazio per frasi che segnano posizionamenti politici nazionali, alcuni dei quali Renzi come politico rappresenta meglio di altri, la difesa del bipolarismo, la legittimazione popolare, come la responsabilità individuale dell”uomo. Da questi brevi riferimenti  emerge nitidamente l”idea di politics che Renzi, sindaco di seconda generazione, rappresenta come erede del successo della riforma elettorale dei comuni, la riforma che ci permette oggi inequivocabilmente di votare il governo della città, un programma, una coalizione.

Stilnovo è una lettura agile, senza l”ambizione di un manifesto politico, con la semplicità di una chiacchiera a cena di cui si ha il piacere di pagare il conto. Rimane il pensiero di dove e che cosa questa agilità, questa empatia storica ci vogliano portare. Chi leggerà questo libro da cittadino/elettore di Firenze non potrà che goderne di più, trovandone lo sforzo e la voglia di mettersi in gioco del proprio sindaco che pone la sua città ad esempio quasi a prova generale per l’Italia.

Stilnovo è anche e forse principalmente la promessa del Sindaco Renzi di voler lasciare un segno sulla sua città, di portare a compimento la trasformazione iniziata vent’anni fa, ben prima di lui, del ruolo di Sindaco. Una promessa che per dirsi realizzata ha evidentemente bisogno del giusto tempo, di un secondo mandato. Ciò che in Stilnovo manca è un impegno “a viso aperto” per il futuro, che possa impegnare chi crede in quella medesima visione di Firenze del sindaco-rottamatore, un’indicazione chiara per tutte quelle energie libere che aspettano che sia mostrata una strada, un progetto. Stilnovo non era il libro incaricato di rispondere a questa aspettativa caricata sulle spalle di Matteo Renzi, la stessa aspettativa che si respirava alla Leopolda 2011, ma questa aspettativa durerà a sufficienza?

 

pubblicato su http://www.gazebos.it